#7 Croonsociology
Accusatio manifesta senza excusatio non petita, il titolo di questo articolo e la conclusione dello stesso potrebbero risultare populiste, non intellettual-friendly e addirittura banali. Tuttavia, credo che il senso profondo delle mie parole sia facilmente comprensibile.
Oggi parliamo di ibridi. L’abuso del termine “ibrido” nell’epoca in cui viviamo è sotto gli occhi di tutti: tutte le auto sono ibride, la guerra dei russi è ibrida e, per riprendere il buon Diego Abatantuono ne “I fichissimi”, il gender è ibbrido. Siamo ufficialmente nell’epoca del né carne e né pesce, ma vegan burger di soia e verdure coltivate in campi etici bio arati con trattori elettrici a conduzione informatica (e scappellamento a destra). Certi studiosi hanno anche iniziato a utilizzare questo termine in ambito giuridico, ad esempio per l’hybrid legal system nel diritto europeo, ossia il sistema che cerca di armonizzare fonti legislative provenienti da diversi ordinamenti e spesso profondamente diverse tra di loro nella sostanza, con l’unico effetto concreto di non capirci una minchia.
Partiamo, in questa disamina, dalla politica internazionale. Che cosa si intende per guerra ibrida? E soprattutto, avevate mai sentito questo termine prima del 2024? Immagino di no. Quella che conoscevamo era la guerra fredda. Infatti, l’unica nozione ufficiale esistente di questa espressione è contenuta in un documento del comitato per la pace e per i diritti umani del Parlamento Europeo, datato 2018 e praticamente fotocopiato in un file NATO del 2024, che definisce la guerra ibrida come <<la situazione in cui un Paese fa ricorso all’uso aperto di forze armate contro un altro Paese o un attore non-statale, in aggiunta a un mix di altri mezzi economici, politici, diplomatici>>. Ciò che salta subito all’occhio è che la vera (e unica) nozione di guerra ibrida non c’entra assolutamente nulla con l’accezione dell’espressione giornalistica tanto di moda in questo momento storico, ossia la guerra con mezzi informatici o con piccoli avvertimenti o minacce volte a sovvertire e indebolire l’ordine pubblico degli stati. Sarebbe forse più consono parlare di “guerra fredda moderna”, non perché siamo nostalgici del passato, ma perché la guerra ibrida, almeno ufficialmente, è tutt’altra cosa. Nel caso concreto della fantomatica guerra ibrida russa, ibrido è sinonimo di fantasioso, giacché ad oggi non esiste una singola prova provata di ingerenze russe nei sistemi informatici europei, negli attacchi hacker alle banche, e soprattutto negli svolazzamenti dei famosi droni che andavano preciptando nel nord Europa (la cui provenienza non russa è stata già accertata), ma questa è un’altra storia.
In quale ambito nasce, però, l’utilizzo moderno del termine “ibrido”? Ovviamente, quello automobilistico. L’auto ibrida, come tutti sappiamo, è un veicolo che va sì a combustione, ma anche ad energia elettrica, con un doppio sistema di alimentazione. E l’auto ibrida è la perfetta rappresentazione della genericità di questo termine: esistono auto che sono ibride “finte”, la maggior parte, che sono elettriche solo quando si accendono e poi camminano a benzina, consumando lo stesso (o più) di un normale moderno motore a combustione; poi ci sono le ibride “vere”, le plug-in (quelle costosissime, per intenderci) e le full, che consumano quasi zero, camminano in elettrico fino a 100/110 Km/h e si ricaricano con la presa.
Se proviamo a paragonare al settore automobilistico le notizie che quotidianamente giungono alla nostra conoscenza, inerenti alla moderna guerra ibrida, possiamo affermare che ce ne sono tante finte e pochissime vere. Esattamente come le auto ibride. Le notizie finte sono, ovviamente, quelle più accessibili, quelle mainstream e modificate ad arte dai TG o dalle testate giornalistiche, così come le finte auto ibride sono le più accessibili perché molto più economiche. Di contro, le notizie vere sugli scenari di guerra sono poche e sono accessibili solo a chi ha la capacità di andare più a fondo nell’approfondimento di ciò che legge, così come le auto plug-in sono accessibili solo a chi ha grande capacità monetaria.
Questo scenario di ibridi vari ed eventuali si rivela un delirium moderno in perfetta armonia con la serie di incasinati concetti inutili o insensati che ormai pervadono la nostra esistenza. E se la soluzione ai problemi cagionati alla società e alla nostra percezione della realtà da questo eccesso di ibridi fosse un buon vecchio V8 aspirato? Mi spiego. Il V8 aspirato è una tipologia leggendaria di motori termici, che specialmente negli anni 80 e 90, montato su modelli iconici come le Ferrari 348TB e Testarossa, la Lamborghini Diablo o la Mercedes-Porsche 500E, ha fatto la storia dell’automobilismo. Fermi tutti. La storia. E’ proprio questo il concetto semplicissimo da cui dobbiamo partire, e non per tradizionalismo, ma perché la storia serve per capire come siamo arrivati a un certo punto. Non è un caso se il Magister Alessandro Barbero (quando non viene censurato e non gli cancellano i seminari), da grande accademico e storico appassionato alla sua materia, preme sempre su questo punto. Guardare indietro non sempre fa male. Talvolta può essere invece un ottimo spunto per affrontare i problemi della contemporaneità.
Cosa voglio dire con tutto questo? Che se guardassimo alla storia saremmo a conoscenza del fatto che non siamo in guerra con nessuno, perché la guerra è un’altra cosa (chiedete ai vostri nonni, se avete la fortuna di averli ancora), che la guerra ibrida non esiste e che la guerra fredda che definiscono ibrida è qualcosa che, per fortuna, non ci riguarda. E magari potremmo rallegrarci di questo, e provare a vivere più sereni. I popoli vengono storicamente messi in guardia e sepolti sotto l’ansia pubblica di una minaccia aleatoria solo quando ci sono gruppi di potere che hanno dei forti interessi a che questo avvenga. Ed è importante non farci fottere. Meglio spendere 30.000 euro che abbiamo messo da parte in un bolide con V8 aspirato, per essere felici, piuttosto che in un cesso a batteria su quattro ruote. Così come è meglio spendere 3 minuti a cercare una notizia affidabile e non manipolata dai gruppi di potere di cui sopra e dai governi per renderci conto che siamo fortunati, che non siamo in guerra, né come italiani né come europei, che c’è sempre chi sta peggio di noi e che per questo possiamo essere felici nell’aiutare i più deboli. La storia ci ha insegnato questo: ogni nuovo inizio ha impulso da una pagina oscura della storia, ma bisogna fare in modo che questa oscurità, che oggi è così invadente a causa dei mezzi di comunicazione, non finisca per rendere nero (o bianco a seconda dell’opportunità) tutto ciò che abbiamo. Riscopriamo i colori.

