Maggio e le sfumature disilludenti

Maggio e le sfumature disilludenti

Maggio per me è un mese fastidioso. Non lo è sempre stato, intendiamoci. Diciamo che lo è diventato di pari passo con la degenerazione teatrale, tragicomica e filogovernativa degli eventi che a Palermo lo rappresentano e lo avvalorano (anzi, lo avvaloravano): le commemorazioni di Giovanni Falcone e di tutte le vittime di mafia. Oggi c’è da un lato l’antimafia del potere, dei “professionisti dell’antimafia”, dei depistatori, dei politicanti e degli altri colletti bianchi vari ed eventuali, che pontifica dai palcoscenici, sceglie chi è buono e chi è cattivo con la punta del dito e porta avanti gli orologi per comodità; e dall’altra parte l’antimafia della rivoluzione, cioè quelli che annoverano la lotta alla mafia come proprietà e prerogativa della propaganda striscioneggiante simil-neo-comunista, non si capisce in base a cosa, né come e né perché. Io, modestamente, non sopporto nessuno dei due schieramenti. Perché quando ho capito che la mafia faceva schifo e che avevo voglia di combatterla, di studiarla con la lente d’ingrandimento, di analizzarla e di fare la mia parte per distruggerla ero bambino, e anche molto piccolo. Non c’è stato bisogno della santa intercessione di un partito, di un qualche magistrato votato alla politica, di una qualche Maria Falcone di turno: grazie a Dio mi è bastata la curiosità, con un pizzico di buonsenso. E modestamente credo che trasformare l’etica della legalità in propaganda politica sia riprovevole almeno quanto un reato da 41-bis.

Una cosa che mi sforzo di tollerare ma che nel profondo non tollero per nulla è l’esagerazione, che è legata a doppio filo con l’antimafia. Ieri sera una trentina di uomini della polizia hanno bloccato l’entrata e l’uscita dalle proprie case a circa 300 abitanti di Via Laurana e Via Marchese di Villabianca, sempre nella mia Palermo, a causa di uno zaino di Glovo “sospetto” lasciato nell’ascensore del palazzo del cognato di Giovanni Falcone, che fu anche lui giudice ed oggi è in pensione. Sono arrivati gli artificieri e lo zaino è stato fatto brillare al centro della strada. Ovviamente lo zaino in questione non conteneva assolutamente nulla di esplosivo, ma qual migliore occasione per spettacolarizzare lo stato inesistente di perenne minaccia a un’antimafia istituzionale buona solo a far saltare in aria hamburger? D’altronde l’ordigno in ascensore nello zaino di Glovo va ben oltre l’immaginazione degli sceneggiatori di Mission Impossible. In questa città Barnum sarebbe il nulla.

Oltre ai dissidi dell’antimafia con annessi riti circensi e ambasciatori bifronti, un’altra cosa mi dà fastidio a maggio: i rapporti sociali. Sarà per colpa di questo mese inutile, che qui da noi apre la stagione estiva, quindi la prova costume, la smania di farsi belli, la mistificazione della slow life in riva al mare con annessi trend social da manicomio e tutta questa massa deforme di puttanate.

Una riflessione che ho elaborato in questo orrido maggio afferma che quello dei rapporti sociali è l’unico campo in cui l’autodichiarazione di innocenza oltre ogni ragionevole dubbio, l’autovittimismo o peggio l’esibizionismo di stare dalla parte giusta in pompa magna e l’esaltata vanità di ostentare comportamenti secundum legem attestano in modo certo e assoluto il fatto che hai torto. Sono tutti convinti di essere portatori d’integrità morale e, algebricamente, non lo sono. Al massimo portatori sani: vogliono attaccartela e insegnartela pur non essendo in grado di manifestarla.

Era una riflessione inerente a faccende totalmente personali ma, a rileggerla, si lega benissimo anche a quanto detto prima. Pensate ai vari Roberto Lagalla di turno che il 23 maggio saliranno sul carro delle commemorazioni dopo l’arresto di candidati del suo partito per mafia, o agli eventuali Renato Schifani di passaggio, che faranno lo stesso dopo aver appena revocato la sospensione dell’incarico a un’assessora mafiosa e ad una corrotta, entrambe sotto processo.

Nel frattempo a Palermo sparano tutti. C’è una nuova guerra di mafia in atto contro attività commerciali prese a colpi di Kalashnikov e ci sono anche un pregiudicato ammazzato nella sua auto con cinque colpi di pistola in faccia e un imputato poi assolto in un altro processo che si è preso due pallottole nella gamba uscendo da una macelleria. Per i media nazionali è tutto normale, dato che non ne parla nessuno. I palermitani stessi sono disinteressati come mai nella storia, sembrano raffinati passeggeri del Titanic che si fanno il gin tonic mentre il panfilo si inabissa.

Eppure del Glovo-bombhamburger i giornali stanno scrivendo, non basta mica la figura barbina. Forse vogliono attirare Cruise e McQuarrie a girare il prossimo capitolo della loro saga a Palermo, il che mi farebbe piacere da grande fan. Ma la saga di Mission Impossible è finita. E ci sarebbe qualcosa di più importante di cui parlare, anche se non è mai comodo farlo.

Stavo quasi dimenticando la cosa più fastidiosa in assoluto del maggio, ma forse anche del mese precedente e di quello successivo: le partite di fine campionato del Palermo. Play-off, non play-off, si va in serie A, resta dov’è, indignazione collettiva per ogni azione sbagliata, social, tv, almanacchi, previsioni astrologiche, denunce penali a giocatori scarsi e qualunque cosa che renda estesa almeno due volte il continente eurasiatico la dimensione del cazzo che me ne frega. E poi macchine in seconda, terza e quarta fila nei pressi dello stadio, gente che urla, tasci esagitati, risse, bombe a mano e lacrime di disillusione. Verosimilmente, almeno il 75% di tutte le cose più insopportabili di questa terra vengono poste in essere con le ultime partite di campionato del Palermo, genocidi israeliani a parte.

Che disillusione maggio. Qualcuno piange perché il Palermo squadra anche questa volta non va in serie A, oppure piange di gioia perché ci va, seppur per retrocedere di nuovo l’anno dopo in un loop infinito di un passo avanti e due indietro che è tagliente e calzante metafora della città di cui porta il nome. Qualcuno invece si incazza perché l’antimafia è diventata un teatrino e perché ai ragazzini non interessa più, giustamente. Qualcuno esce pazzo con la società, si sente a disagio, qualcuno si suicida continuando ad essere vivo, qualcuno è morto e si pensava potesse vivere per sempre. Ma pure la memoria degli eroi, a causa della stupidità umana e del malcelato opportunismo dei posteri, si è dimostrata molto più debole del previsto.