Palermo paura e delirio, Gaza capro espiatorio

Palermo paura e delirio, Gaza capro espiatorio

#1 Croonache

Parliamoci chiaro, discutere di omicidi a Palermo nel 2025, con la tremenda diffusione della pandemia di rassegnati “non mi sorprende più niente”, in perenne contrasto dolceamaro con l’atipico ma emergente spirito ottimistico di chi crede che non possa far più scuro di mezzanotte, è pesante come il pranzo della domenica. E proprio questa domenica 12 ottobre, intorno alle 3 di notte, nelle vie che circondano il Teatro Massimo, si è consumata l’ennesima strage: Paolo Taormina, 21enne, morto ammazzato con un colpo in testa dopo aver sedato una rissa di fronte al locale di proprietà della sua famiglia. “Minchia, attipo nel 92!” Il commento sovviene quasi automaticamente, dalle bocche (e dalle coscienze) di chi vive (e di chi ha vissuto) Palermo nel rumore assordante delle stragi e nei cori di chi manifesta e combatte quotidianamente per ricordarci cosa era la mafia. Ma quella mafia lì c’entra poco o niente con gli episodi che stiamo vedendo oggi.

La mafia degli anni 70-80-90, come arcinoto, era un’entità che agiva nell’ombra, controllava imprese, banche, attività commerciali, era crudele e latitante, e ben collocata nei corridoi di tutti i palazzi del potere (sull’ultimo punto nulla è cambiato). Oggi il mafiosetto che spara e uccide un coetaneo per sport avrebbe tutti i requisiti per poter essere definito, da qualche boss della vecchia guardia, un grandissimo coglione: repost e video su TikTok con voice-over di Michele Greco, dichiarazioni di altissimo calibro di Tano Seduto Badalamenti e annesse esternazioni social sulla giustizia del crimine. In pratica la concretizzazione del passaggio da “cosa nostra” a “cosa loro” di cui parlava Giulio Andreotti. Tutto pubblico, tutto pubblicato, likeato e commentato da altri subumani simili al grande subumano. E gli stessi contenuti, facendo un piccolissimo salto indietro, erano stati notati nei profili social degli autori della strage di Monreale del 27 aprile dell’anno scorso. Ma allora, se è così facile rintracciare i malavitosi, che oggi sono così esibizionisti (e coglioni) da autodenunciarsi, perché non li prendono prima che possano uccidere? Magistratura? Forze dell’ordine? Non pervenute finché non ci è scappato il morto, come sempre.

Veniamo ora alla nota più complessa di questo discorso. Dopo l’omicidio di Paolo Taormina, la destra palermitana è insorta: “manifestate per questo, non per Gaza”, “pagliacci, ora non manifestate?” E le nuove associazioni politiche palermitane di paladini della giustizia influencer dalla polemica facile (e dal braccio teso), che quando era in trend hanno fatto finta di sostenere Gaza, salvo poi avere iniziato a “condannare” presunte violenze negli scioperi pro-pal (che a Palermo non si sono mai verificate) per non carpire le ire del padrone, hanno subito indetto le manifestazioni per la sicurezza in città. Atto sacrosanto, per quanto proposto da associazioni e partiti che appoggiano il governo attuale ma che purtroppo non godono della perspicacia necessaria per comprendere che non è colpa della sinistra se Palermo è priva di controllo nonostante le “””pressioni””” di Lagalla su Piantedosi per la maggiore sicurezza, e che non è colpa della sinistra se l’esercito in città è arrivato solo per allestire la pagliacciata (qui il termine è consono) della fiera delle armi a Piazza Castelnuovo, e che non basta invadere la città di 400 pattuglie durante il giorno se poi di notte vige l’anarchia mafiosa.

Dicevo, la manifestazione per la sicurezza è sacrosanta, giusta e anche necessaria per fare ascoltare la rabbia delle persone. Ma come si può anche solo pensare di rendere gli oltre 20.000 bambini e ragazzi morti a Gaza (solo dal 2023 a oggi, senza contare i milioni antecedenti) meno pesanti di uno, due o tre ragazzi morti a casa nostra. A me è stato insegnato che i morti non si pesano in base al luogo di provenienza. E soprattutto, cosa c’entra Gaza con la criminalità palermitana? Ai posteri l’ardua minchiata.

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