Omnia vincit coniventiam

Omnia vincit coniventiam

Avete presente l’abusatissima locuzione virgiliana dell’omnia vincit amor, replicata e vituperata in tatuaggi su cadenti natiche, biglietti d’auguri e post motivazionali boomeristici di Facebook? Ecco. L’amore vince su tutto? Forse. Eppure in Sicilia c’è qualcosa che vince ancor più dell’amore. Un’entità che, come l’amore, si può sminuire, si può orchestrare per convenienza e per guadagno e si può perfino provare ad evitare, ma che prima o poi tutti sono destinati ad incontrare: la connivenza. Connivenza è un termine scivoloso e deriva dal latino conivere, cioè ammiccare o lasciar correre. Esattamente come si fa con un partner tossico, dalla notte dei tempi (e ormai dovremmo saperlo bene), la politica sicula ammicca con il potere mafioso e, più in generale, con i poteri corrotti, e lascia correre sulle sue malefatte. La cosa che però – permettetemi – fa incazzare, è che nessuno – passati gli anni delle guerre di mafia e delle stragi, di Andreotti, della DC e di Cuffaro – ha mai provato a troncare questa relazione tossica eterna. Anzi.

Nonostante i grandi quotidiani nazionali sembra siano diventati allergici alle vicende di politica mafiosa nella nostra isola, forse al fine di preservarne l’immagine turistica caraibico-paradisiaca da spiaggia e aperol (grazie ma no grazie, le Top10 località vacanziere da sogno infilatevele nel portaombrellone), il tasso di mafiosità nell’amministrazione siciliana sta vivendo un’impennata storica. Solamente nel giorno in cui scrivo (il 20 aprile 2026) il Giornale di Sicilia ci informa a) del rinvio a giudizio dell’assessore regionale Elvira Amata e della condanna a 2 anni e 6 mesi dell’imprenditrice Marcella Cannariato, entrambe imputate di corruzione nel medesimo procedimento; b) dell’arresto di tal Giuseppe Vulcano, accusato di associazione mafiosa e riciclaggio nell’ambito di aste giudiziarie, candidato alle ultime amministrative con il partito del sindaco di Palermo Lagalla, che però riferisce al Sicilia di “non ricordarsi chi sia e chi l’abbia portato nella sua lista” (strano!); c) dell’interdittiva antimafia del TAR di Palermo ai danni di una società di proprietà del presidente del consiglio comunale di Caltanissetta Bruzzaniti, quota Fratelli d’Italia. Ciliegina sulla torta, all’intercettazione pubblicata qualche giorno fa in cui il boss di Favara Carmelo Vetro affermava di aver finanziato la campagna elettorale del deputato regionale mondelliano Tamajo (che non risulta indagato), segue il dato con la particolare coincidenza, riportata oggi da PalermoToday, relativa alle 1127 preferenze prese dallo stesso nel piccolo comune dell’agrigentino. E non abbiamo mica finito.

Sul Fatto Quotidiano di stamattina (sempre tra le pochissime testate nazionali a occuparsi della Sicilia anche in termini non briatoristici) Saul Caia fa il punto della situazione sulle elezioni amministrative del prossimo maggio in alcuni comuni dell’isola. Ci presenta l’illustre candidata a sindaco di Raffadali Ida Cuffaro, nipote dell’ex governatore Totò Vasa Vasa, già condannato per concorso esterno e attualmente di nuovo ai domiciliari con l’accusa di corruzione e traffico di influenze illecite nei concorsi ospedalieri, seguita dal candidato sindaco di Bronte Giuseppe Castiglione (cdx), attualmente imputato per turbativa d’asta nell’ambito dei centri d’accoglienza di Mineo, o ancora il candidato sindaco PD a Enna Mirello Crisafulli, già tristemente noto alle cronache giudiziarie per le sue frequentazioni con il boss Bevilacqua e per varie inchieste per abuso d’ufficio. Insomma, è scoraggiante arrivare a dire che non se ne salva uno, ma non se ne salva uno.

Quello che non riesco a capire, onestamente, è come sia possibile che dopo anni di commemorazioni, manifestazioni, processioni, proteste, film e docufilm, serie TV, proclami e sensibilizzazione scolastica e accademica contro la mafia e contro il potere occulto e corrotto, tutto il potere in questa terra sia ancora occulto e corrotto, quindi connivente. Assodato che lo Stato non c’è, e quando c’è è fortemente mafioso, come fai a crescere generazioni di cittadini interessati ai diritti, alla società civile e a non calpestare l’altro, se l’altro poi calpesta te? Basta che ci vediamo il 23 maggio per fare i cortei e per rinnovare l’impegno delle istituzioni contro la mafia, lasciando il palco tutte le volte alla non illustre presenza di quel medesimo esercito di stronzi.