La grazia e la retrograzia
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La grazia e la retrograzia

Purtroppo non è il recente capolavoro cinematografico di Paolo Sorrentino, ma la sceneggiatura di un’Italia in cui i costumi di scena calzano molto bene quando un cattivo può diventare buono perché è potente.

Il provvedimento di grazia a favore di Nicole Minetti – condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituizione minorile e peculato – ha fatto discutere fino a un certo punto, in quanto la stampa nazionalpopolare non ha esitato ad accendere la consueta santificazione automatica di ogni pratica o azione istituzionale toccata dal lavoro del Presidente Mattarella. Tuttavia Il Fatto Quotidiano, come spesso accade, non si è trovato d’accordo con la lettura fornita dal resto della stampa, e ha iniziato a scavare con una serie di inchieste.

Ieri mattina, 28 aprile. L’inchiesta di Thomas Mackinson (giornalista di eccelse qualità e collaboratore di Report) sul Fatto tira fuori dei retroscena agghiaccianti anche se, dobbiamo dircelo chiaramente, alcuni di questi erano assolutamente immaginabili e prevedibili per suggestione realistica. Minetti e il suo compagno Cipriani, che peraltro gestiva festini sessuali a pagamento in Uruguay ed era amico di Jeffrey Epstein (come emerge dagli stessi Epstein files) hanno adottato un bambino (guarda caso) uruguaiano, e l’igienista orale del Cavaliere Berlusconi ha chiesto, in virtù dell’affidamento di questo bambino in condizioni di salute non buone, la grazia del Presidente in merito alle sue condanne penali, tramite il ministero della giustizia di Nordio e di Bartolozzi (istruttrice della pratica, ora trombata, che il ministero sta utilizzando da capro espiatorio per pararsi il didietro). Poi il pacco perfetto è giunto al destinatario che, forse distrattamente e forse senza assicurarsi e verificare quanto necessario ex ante, ha firmato il provvedimento. Mackinson raccoglie i frammenti e ci spiega che il problema è che agli atti è scritto che il bambino è orfano, ma in realtà i genitori sono vivi e vegeti. Non solo, la Minetti e Cipriani hanno intentato una causa per ottenere l’affidamento del bambino e l’avvocata che difendeva la madre è morta carbonizzata in circostanze misteriose. La madre biologica, nel frattempo, si sarebbe resa irreperibile. Di tutto ciò, a ben vedere, Mattarella non sapeva nulla.

Sarebbe cinematrografico e abbastanza irrealistico ipotizzare una responsabilità dei genitori affidatari in questa faccenda, se non fosse che Cipriani, come già accennato, è invischiato fino al collo in vicende inerenti a traffici di esseri umani minorenni e Minetti, dal canto suo, per favoreggiamento della prostituzione minorile è stata già condannata in Cassazione. A questo punto della storia Mattarella legge l’inchiesta, si allarma e manda una lettera di fuoco al ministero della giustizia, parlando di “supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza” e chiedendo “urgenti nuove verifiche” sul caso. Per farla breve, la storia è questa.

Passiamo al tasto dolente, quello delle domande. Ci sono una serie di domande che abbiamo il dovere di porci, anche se la prima porta con sé una risposta ovvia: perché il ministero della giustizia non ha indagato a fondo prima di passare la pratica sul tavolo del Quirinale? (Per fare un favore a Forza Italia, ça va sans dire). Ma perché Mattarella, di contro, si è fidato delle due mine vaganti (Nordio e Bartolozzi) senza chiedere le ulteriori verifiche prima di firmare la grazia? Perché tutta la stampa italiana, di destra e “di sinistra”, ha tirato sterco addosso al Fatto Quotidiano per settimane pur di difendere Nicole Minetti e le scelte del Presidente, pur conoscendo i retroscena? E ancora, perché tutti, e dico tutti, hanno ignorato la gravità dei capi d’imputazione dell’igienista e il fatto che il provvedimento di grazia stesso confliggesse tremendamente con la Convenzione di Lanzarote, di cui siamo firmatari e da cui siamo obbligati ad assicurare ed attuare la criminalizzazione dello sfruttamento sessuale minorile in tutte le sue forme? Perché tutti i giornalisti hanno condito e inzuccherato ad arte la faccenda (che era losca già in virtù della loschezza della protagonista) parlando di umanità, sensibilità e carità, al punto che veramente Sorrentino non avrebbe fatto un ciak migliore? Chi lo sa.

Non possiamo sapere come andrà a finire questa storia. Sappiamo che non è mai successo nella storia della Repubblica che un provvedimento di grazia venisse ritirato, anche se nulla vieta al Presidente di introdurre correttivi, condizioni o magari di limitarne gli effetti anche indirettamente. La procura di Milano, peraltro, ha chiesto l’autorizzazione alla riapertura dell’inchiesta.

Quello che dovremmo fare, oltre che chiedere inutilmente trasparenza al governo, è raccomandare ai cronisti di raccontare le cose come stanno, senza inscenare ulteriori contestualizzazioni farlocche dei già falsi “motivi umanitari” che stanno alla base di questo provvedimento. Perché se pure la stampa unita si rende accomodante al sistema a trazione mignottocratica che Forza Italia promuove e persegue da trent’anni (e su cui Paolo Guzzanti ha anche scritto un libro) finisce che lo Stato diventa la casa chiusa delle leggi e della giustizia.