#7 Crooner’s music
Troppo spesso, oggi, si parla della musica non come espressione dell’arte, non come forma di racconto, ma come “fetta del mercato”. Gli argomenti ricorrenti sono Sanremo, la classifica, la FIMI, le sfilate e tante altre cose rilevanti su tutti i piani fuorché quello artistico. Ritengo che un buon modo per provare, nel nostro piccolo, a invertire questa fastidiosa tendenza sia ricercare, scoprire e divulgare le storie che stanno dietro ai testi di famose canzoni che, come avrebbe detto Capuano in E’ stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, “tengono qualcosa da raccontare”.
In questo primo capitolo focalizziamo l’attenzione sui fantastici anni 80. Nei prossimi, chissà.
- Quanno chiove – Pino Daniele (1980)
Una delle canzoni italiane più suonate dai chitarristi amatori, ultimo brano inciso nelle session del 1979 per chiudere l’album Nero a metà. Capolavoro indiscusso, molto venduto e spesso letto come dannatamente romantico. E se vi dicessi che parla, senza riferimenti espliciti, esclusivamente della giornata di una prostituta? Una prostituta che vive e lavora in un quartiere molto povero di Napoli permette a Pino Daniele di disegnare l’altra faccia della sua città, non quella stereotipata del sole e del mare, ma quella di quando piove. La protagonista scende le scale di corsa, magari ride con qualcuno e fa finta di niente, ma poi non ride più perché porta il fardello del suo mestiere, di qualcuno che la riconosce ma passa, volta gli occhi e se ne va. Al contempo, conserva la consapevolezza che quello che fa lo fa per sopravvivere, non prova vergogna, sa che l’aria s’addà cagnà. E’ uno dei primi brani in cui viene in rilievo un topos che diventerà portante in tutta la discografia del cantautore napoletano: la vita è sempre in divenire.
2. Chiedi chi erano i Beatles – Stadio, scritta da R. Roversi (1984)
Roberto Roversi, poeta bolognese, amico e collaboratore storico di Lucio Dalla, vuole raccontare con i versi il dopoguerra, il riscatto globale e la nuova Europa unita, utilizzando un filo conduttore musicale: l’emersione del fenomeno secolare dei Beatles. Ci riesce maestosamente con il testo di questa canzone, musicata e cantata dagli Stadio su spinta di Dalla (Curreri, all’inizio, non era convinto di riuscirci). I Beatles, invero, rappresentano la metafora dei cambiamenti socio-economici di fine anni 60, e il tassello che unisce le sensazioni empaticamente condivisibili di chi ha vissuto sulla propria pelle questi cambiamenti. Ci sono i racconti di famiglia sull’Europa che bruciava nel fuoco e c’è la volontà potente, limpida, di portare avanti un’eredità: l’eredità del cambiamento e delle libertà conquistate. C’è una generazione di mezzo, una ragazza di quindi anni di età, e delle persone più grandi che devono insegnare a quelle più piccole chi erano i Beatles, con tutte le contestualizzazioni necessarie. La storia della musica al servizio della storia e della musica.
3. I treni di Tozeur – Franco Battiato & Alice, scritta con G. Pio (1984)
Il brano, scritto da Battiato per l’Eurovision song contest del 1985 è un’opera lisergica in musica. Interpretato nella prima versione singolo insieme ad Alice, e poi dal solo Battiato nell’album Mondi lontanissimi, nasconde (come quasi ogni canzone del Maestro siciliano) curiosità geografiche, culturali e antropologiche. Tozeur è un piccolo villaggio nel deserto tunisino, al confine con l’Algeria, ove si trova un lago salato le cui esalazioni possono portare i viandanti a sviluppare allucinazioni e miraggi. I treni del titolo non rappresentano un miraggio perché, in effetti, a Tozeur c’era una stazione, seppur poco frequentata. Gli elementi lisergici vengono dunque alternati con quelli realistici: la madre di un amico che riconosce Franco, come se non si trovasse in Africa ma in Sicilia; poi i treni lenti (torna nella realtà); poi le chiese abbandonate in cui si preparano rifugi, rievocazione di ricordi legati alla guerra. E infine, ciliegina sulla torta, nuove astronavi per viaggi interstellari, elemento allucinogeno inspiegabilmente pop: a nord di Tozeur, infatti, sono state girate varie scene della trilogia originale di Star Wars.
4. Cara – Lucio Dalla, scritta con S. Bonaga (1980)
Un altro grandissimo successo del cantautorato italiano. Il brano più soft, meno ritmato di Dalla 1980 è la storia di un amore che nasce possibile e diventa impossibile. Il coautore del poeticissimo testo (in principio intitolato Dialettica dell’immaginario) è lo scrittore e professore di antropologia filosofica Stefano Bonaga, grande amico di Dalla, e il protagonista della storia, che parla in prima persona, potrebbe essere proprio lui. Infatti, la storia è quella di una persona matura (un professore, per ammissione di Bonaga stesso), con consapevolezza e un pizzico di malinconia, che si infatua di una ragazza molto più giovane. Quello che sappiamo è che questo amore indubbiamente passeggero finisce nel mondo reale ma non nella testa del professore, che mentre sta ancora pensando alla ragazza (sempre come raccontato da Bonaga) viene a sapere che si è trasferita in California e si guadagna da vivere facendo la gelataia: “io che qui sto morendo, e tu che mangi il gelato”.

