“Duemila!” – sbrizziate e diluvi salariali (a parole e sul bagnato) da destra a sinistra, nel segno dello Stato anti-sociale

“Duemila!” – sbrizziate e diluvi salariali (a parole e sul bagnato) da destra a sinistra, nel segno dello Stato anti-sociale

#7 Croonache

Benvenuti nel magico mondo italiano in cui, se la destra è coerentemente turbocapitalista, la “sinistra” è più capitalista ma con le giubbe rosse.

“Daremo mille euro a persona” tuonava Cetto La Qualunque nel leggendario comizio in TV del film Qualunquemente. E constatando la reazione silenziosa e incerta del suo pubblico, il politico immaginario calabrese rituonava, con più vigore: “duemila!” E si prendeva gli applausi. Per qualche motivo, la bagarre d’opposizione tra Nicola Fratoianni (& co.) e l’esecutivo meloniano sulla questione stipendi mi ha tragicamente ricordato questo divertente episodio cinematografico. Ma facciamo un passo indietro.

Nella bozza della prossima legge di bilancio del governo Meloni si introduce una nuova “scala mobile moderata” per l’adeguamento dei salari all’inflazione, in un inusuale rigurgito di nostalgia primorepubblicana. Bello, direte voi. E invece niente di bello, ma non c’è da meravigliarsi: chi guadagna meno di 28mila euro lordi all’anno avrà un aumento di €0,0 (e chiedano scusi per il disturbo di esistere), a chi guadagna tra 28 e 55mila andrà un regalino di €1,70 al mese (un caffè a Milano, ossequino) e a chi prende più di 55mila, che ne ha veramente bisogno, €33,30 in più al mese (una bella gita in pizzeria). Una sbrizziata (termine siciliano che indica una pioviggine leggerissima) che nemmeno bagna l’asfalto, e forse neppure la terra. Insomma, Giorgia ci tiene ai cittadini più umili, che sono anche quelli che l’hanno votata in massa. Ci tiene così tanto che gli regala un pugno di mosche e li manda a fare in culo, ma con dignità.

Fermi tutti però. Riflettiamo un attimo. Per quanto si possa contestare alla Meloni l’essersi discostata totalmente dai propositi della versione di sé stessa in campagna elettorale (stupido chi le credeva), non le si può certo contestare un’incoerenza da quando è al governo. È salita a Palazzo Chigi alleandosi con forze politiche e imprenditoriali di destra liberali, neoliberiste e capitaliste, e sta governando (più o meno) come avrebbe fatto Adam Smith: regala una pizza ai più ricchi che magari una briciola cade inavvertitamente in mano ai poveri mendicanti. Il ragionamento è atroce, ma è coerente con la teoria economica che lei e i suoi si sono prefissati di seguire.

Quella che invece non è coerente (che novità) è la sinistra. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, fa sapere tramite i suoi canali social che era stato presentato da AVS un disegno di legge intitolato “sblocca stipendi” che, ovviamente, non è stato preso in considerazione. Fieramente, il leader di Sinistra Italiana (o Kommunisten mit Rolex Volkspartëi, come preferite) comunica gli scaglioni di aumento da loro chiesti e rigettati: €125 al mese sotto i 28mila, €170 al mese tra i 28 e i 55, e €344 (sticazzi!) in più al mese per chi guadagna più di 55mila. Soffermatevi un attimo.

Ripassino della Costituzione repubblicana (si, è ancora in vigore, non l’hanno abrogata), Art. 3 comma 2: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che (…) impediscono (…) l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Ancora, Art. 36 comma 1: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata (…) e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.” Non lo chiederei ai membri del governo (per motivi di QI), ma a Fratoianni sì: Nicola, cosa non avete capito dello stato sociale? No, non mi riferisco al gruppo musicale. Mi riferisco alla rimozione degli ostacoli di ordine economico sociale, anche detta uguaglianza sostanziale, e alla retribuzione sufficiente e proporzionata. Cosa vi porta – almeno ideologicamente, visto che nella realtà pratica per i salari la sinistra che ha governato per vent’anni non ha fatto assolutamente nulla – a voler aumentare di 4mila e passa euro annui lo stipendio di uno che già guadagna 55/60/80/100mila euro e solo di 1500 il salario di chi invece ne guadagna 27mila, o magari anche 18/15/11mila l’anno? La progressività diretta che spiegava Enrico Berlinguer riguardo alle tasse, quando affermava “chi ha tanto dia tanto, chi ha meno dia di meno e chi non ha nulla non dia nulla”, deve per forza di cose tradursi in una progressività inversa quando si parla di salari: chi ha più bisogno deve avere un maggior aumento, chi ne ha meno bisogno un aumento inferiore, così come chi ha un reddito ISEE alto non ha bisogno di esenzioni sull’iscrizione all’università, per fare un esempio, mentre chi lo ha basso ha diritto a una riduzione o a un’esenzione.

La realtà indiscutibile dei fatti è che anche Fratoianni è un capitalista, che il comunismo italico è morto con Berlinguer e, con lui, tutta la vera politica di sinistra. Forse, Fratoianni è furbo perché sa che il suo elettorato è composto da gente piena di soldi, culturalmente altolocata e, di norma, ben stipendiata, e vuole tenerselo buono. O forse è solo qualunquista e presenta disegnini di legge della serie “mille euro a persona” che sono versioni ingrassate di quelli meloniani per sentirsi dire “tu sei più buono”. In ogni caso, rimarrà sempre il grande scienziato della patrimoniale unica per i patrimoni sopra i 500.000 euro, il disegno di legge economica più criminale e pericoloso della storia repubblicana, poiché capace di impoverire e annullare in un colpo solo un’intera classe sociale, la già tanto indebolita classe media. Ma io confido in Fratoianni, per me è uno intelligente che non si applica. Non ci aveva pensato…capita (altra citazione del nostro eroe in copertina). Fortuna che quella legge non è mai passata. Mi interrogo ancora, dopo anni, su quale fosse la ratio di quella scriteriata idea.

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