#3 Croonache
Erano bei tempi quelli in cui l’onestà veniva promossa e manifestata attraverso la compostezza, il dialogo e il bel linguaggio, chiaramente abbinati alla credibilità di chi si esprimeva. Bei tempi tuttavia dimenticati. Da un po’ di anni a questa parte, la Sicilia ha un nuovo portatore sano di onestà, un provincialino con la sindrome del CAPS LOCK e della MASSIMA DIFFUSIONE che porta il nome di Ismaele La Vardera. La Vardera si occupa di tutto: mari, monti, spiagge, campagne, Palestina, mafia, televisione, podcast, prosciutto cotto e mozzarella IGP. Di tutto tranne che di lavorare, si intende. Sì, perché La Vardera, nonostante il tempo che gli richiedono tutte le attività di cui sopra, un lavoro ce l’ha: è stato eletto deputato dell’ARS e percepisce 12.000 euro mensili di indennità + diaria + rimborsi spese, e nel secondo trimestre del 2025 risulta assente per più di un terzo delle sedute (8 su 23, a scuola equivarrebbe a bocciatura). Evidentemente era troppo impegnato nelle sue battaglie social da giudice supremo dell’onestà di chiunque, nei post-inchiesta sempre rigorosamente in CAPS LOCK, o a fare il giornalista per Mediaset, o a prestare i suoi servigi all’ex PM Ingroia (che di onestà non è proprio un esperto). Insomma, Ismaele nella vita fa il protagonista. Attore protagonista della sua fiction su qualsiasi cosa. A spese dei contribuenti, ça va sans dire.
Per carità. Ogni persona è libera di combattere per ciò che vuole, senza alcuna discriminazione, specialmente nell’era in cui la libertà di espressione social ha reso la comunicazione (che sia politica, giornalistica o privata) un immondezzaio. Il problema però sorge quando il nostro protagonista decide di diventare paladino della liberazione delle spiagge palermitane dal dominio Italobelga, che in sé e per sé rappresenta una nobile battaglia, dato che la proroga automatica eterna di tutte le concessioni balneari italiane è già stata giudicata illegittima dalla Corte di giustizia europea, anche se la sentenza è stata ignorata completamente dagli enti legislativi che avrebbero dovuto adeguarsi spontaneamente (per la Sicilia proprio l’ARS, l’assemblea di cui La Vardera è onoratissimo membro, che regolamenta il demanio marittimo). La Vardera, che non si accontenta di contestare solo i tornelli e le privatizzazioni della spiaggia, decide di andare più a fondo, e accusa l’amministrazione della Italobelga di essere mafiosa. Le prove? Negli anni, sarebbero stati assunti dei bagnini e degli operai di manovalanza provenienti dalle famiglie mafiose di Partanna-Mondello e di San Lorenzo. Uno scandalo talmente grave da meritare la prima serata da Giletti su Rai3. Peccato che la Costituzione, all’Art. 4, non ammetta deroghe al diritto al lavoro per chi proviene da famiglie poco raccomandabili. Anzi, la Corte costituzionale ha ribadito più volte che lo Stato deve ritenersi vincolato al dovere di promuovere e rendere effettivo il diritto al lavoro, in combinato con l’uguaglianza sostanziale di cui all’Art. 3. Quindi la Italobelga ha assunto manovalanza della zona, di famiglia certamente mafiosa, ma non trattandosi di imposizioni per ricatto né di assunzioni in ruoli dirigenziali, non ha fatto nulla di male.
Ma c’è dell’altro. Ismaele La Vardera decide, giorni dopo, di portare a La Repubblica una nuova testimonianza ancor più ferrea. Il testimone d’eccezione è Arnaldo Giambertone, geometra e imprenditore edile palazzinaro palermitano che si autodefinisce imprenditore antimafia (e già qualche lettore attento starà ridendo sotto i baffi), il quale afferma che nel lontano 2012 il boss di San Lorenzo Giuseppe Biondino (oggi in carcere) gli avrebbe imposto l’uso dei mezzi della Italobelga per i lavori relativi a un appalto. Questo rappresenta, per il rosso coraggioso, la prova inconfutabile che la Italobelga è mafiosa. Per chi scrive, invece, sorgono tre banali domande: se è così, perché lo sta dicendo 13 anni dopo e non ha denunciato immediatamente? Forse perché era connivente con gli stessi boss? O perché aveva paura che i boss non gli consentissero di riedificare (orrendamente) mezza mondello, come poi ha fatto? In ogni caso, l’amministrazione della Italobelga del 2012 era totalmente diversa da quella di oggi, diversi erano i dirigenti e l’AD, e se ciò che dice Giambertone fosse vero sorgerebbero più sospetti in capo a lui stesso che non a chiunque altro. Scelta sua. Fermo restando che trovare un collegamento tra queste vicende e la privatizzazione delle spiagge risulta difficile se non impossibile.
Ultimo tassello della vicenda. Un altro autoproclamato imprenditore antimafia, tale Giuseppe Piraino, sempre palazzinaro, amico di La Vardera e assoldato tra le file del movimento politico di quest’ultimo in quanto paladino della giustizia per aver ripreso di nascosto un tentativo di estorsione, segue e condivide le battaglie per l’onestà del nostro protagonista e posta di terra da salvaguardare, di Falcone e Borsellino e di ingiustizie. Tutto bellissimo, finché oggi 15/10/2025 il GIP dispone il sequestro ai danni di Piraino di 3,5 milioni di euro e notifica l’avvio di un’indagine per truffa ai danni dello Stato e false fatturazioni, per il valore di 7 milioni. Ma come, non chiedevano l’onestà? Quella degli altri, come tutti in politica.
È bene, benissimo, precisare che quella a carico di Piraino non è una condanna ma solo un’indagine, ma sarebbe anche bene precisare che nonostante le prove degne di Sherlock Holmes e i grandi testimoni onestissimi, non è stata avviata alcuna indagine ai danni della società Italobelga. Questo ai suoi followers, Ismaele, non lo comunica. Comunica invece, questo pomeriggio, che la “macchina del fango” sul suo partito sarebbe stata attivata da Totò Vasa Vasa Cuffaro, che (da che pulpito) avrebbe fatto propaganda riportando la notizia di cui sopra; e che la grande risposta da parte sua, quella di un grande statista, sarà l’affissione di un A4 con la sentenza di condanna di Cuffaro per favoreggiamento a cosa nostra sulla porta della sede DC all’ARS. Ci vuole coraggio. Un vero stunt-man della politica.
Per chiudere questo articolo con una sorta di ring composition, possiamo dire che i veri paladini dell’onestà erano quelli che si distinguevano per classe, serietà, educazione e credibilità e che oggi, tristemente, non sono più tra noi. Libero Grassi non ha mai sfruttato politicamente la sua lotta alla mafia. Lui la mafia l’ha combattuta davvero, e infatti l’hanno lasciato solo. Non fidatevi mai di chi usa l’onestà come slogan. E nemmeno di chi fa politica con il solo fine di accrescere il proprio ego.

