#2 Crooner’s music
Se volessimo trovare l’incarnazione musicale della formula spinoziana del “Deus sive natura” (Dio, ossia la natura) questa sarebbe per definizione Björk. La cantautrice e compositrice islandese non si è mai allontanata, nella sua infinita produzione e sperimentazione, da questo principio di base, e lo riconferma nel nuovo disco live Cornucopia, appena uscito. Un’ora e mezza di suoni della natura, sintetizzatori provenienti da un altro universo, samples follemente lavorati che traportano l’ascoltatore in un mondo fatato di fiori e ghiaccio, di cascate e di sensibilità umana dimenticata, e la potenza di una voce che rappresenta appieno il link tra Dio e la natura. L’uscita dell’album è affiancata da quella del DVD dello stesso concerto, che chiude il cerchio di un live che è teatro, tecnologia multimediale, danza, costumi e follia psichedelica. I brani suonati ripercorrono tutta la carriera della cantautrice in ordine sparso, anche se Björk predilige brani recenti della sua discografia, a conferma dell’importanza dell’evoluzione e della sperimentazione per un’artista che tutto vuole fuorché far parte del sistema discografico delle hits e degli artisti “fossilizzati” nel passato. Se dovessi consigliare due brani nominerei, con ammissione di colpa per essere estremamente di parte, Pagan Poetry e Hidden Place, brani originariamente editi in Vespertine, album del 2001 che per i miei gusti rientra di diritto nella top 3 dei migliori album musicali della storia. Björk non sorprende più perché quando ci si aspetta il massimo lei puntualmente sorpassa all’esterno le aspettative, specialmente quando si tratta di interpretazioni live. Solo che oggi Björk è una donna di 59 anni, e ci si chiede (ragionevolmente) come faccia ad essere, riguardo alla scelta e alla creazione del suono e ai metodi di espressione della creatività musicale e visiva, sempre venti o trent’anni avanti rispetto ai giovanissimi colleghi.
Torniamo in Italia. Venerdì 24 ottobre è anche il giorno d’uscita del primo disco da producer di Charlie Charles, l’importatore, il pioniere e l’esponente principale della Trap italiana, che dal 2015 in poi ha rivoluzionato come nessuno prima il sistema della discografia nostrana, e che oggi con la Trap sembra aver chiuso definitivamente. Con le sue produzioni ha portato alla ribalta Sfera Ebbasta, Ghali, Tedua e Izi, ha riportato nel trend della nuova generazione Marracash e Guè e infine ha abbracciato Ernia per la sua ultima fatica, Per soldi e per amore. Se qualcuno si sta chiedendo (legittimamente, vista la riservatezza e la timidezza che hanno sempre caratterizzato la sua carriera) chi sia questo Charlie Charles, per quanto non ami particolarmente citarli, i numeri parlano da soli: 31 anni di età (classe ‘94), ad oggi 4 miliardi di ascolti e 22 dischi (e oltre 150 singoli) di platino da producer e altri 2 miliardi di streaming e 14 dischi di platino da direttore artistico. Senza ombra di dubbio il musicista italiano più influente degli ultimi venti (forse trenta) anni. Ma torniamo al disco. La Bella Confusione si rivela un producer album ben fatto, ricchissimo di collaborazioni ma non esautorato (come spesso accade ai producer album) e soprattutto con un concept musicale/sonoro ben definito, che conia definitivamente (dopo l’assaggio regalatoci nel disco di Ernia, uscito a fine settembre) il nuovo suono di Charlie Charles. Non più trap, neanche lontanamente, non più digitale, ma suonatissimo, orchestrale, costruito, popolare ma non pop, secondo qualcuno quasi sanremese. Ora non esageriamo, anche perché penso che un aggettivo come quest’ultimo verrebbe interpretato come offensivo in primis dall’artista stesso. Ma indubbiamente è un suono che alla Royal Albert Hall o alla Scala verrebbe accolto positivamente.
Altra novità assoluta per i producer album: in questo disco gli ospiti arrivano tutti con qualcosa da dire. La fanno da padroni Ernia e Madame in grandissima forma nella title track ad apertura, introdotta da un dialogo tratto da 8 e 1/2 di Fellini e qui reinterpretato magistralmente da Toni Servillo che ben definisce il concept di tutto il disco: piantare tutto e ricominciare la vita da capo. In questo caso, la vita musicale. La potenza della traccia di apertura, cinematografica con molti tratti di influenza di Hans Zimmer, risulta talmente devastante da richiedere cinque minuti di distensione subito dopo, e ci pensano Mahmood e Blanco con due brani skippabilissimi e totalmente inutili nell’economia complessiva del disco. Poi però arrivano Massimo Pericolo e Bresh, che risollevano il tutto e riprendono il filo del concept. Il primo rappa tre strofe intense, il secondo canta su un piacevole e riflessivo riff di chitarra. A quel punto arriva l’altra metà dell’anima musicale di Charlie, Sfera Ebbasta, con un pezzo piano-orchestrale intenso scritto a quattro mani con Geolier, il cui testo lascia un po’ desiderare ma che viene tutto sommato compensato dalla grande cura musicale e dal testo imponente del brano che arriva dopo, scritto e cantato da Nayt. Il cantautorapper romano non si smentisce su un piano soft jazz su cassa dritta, fa il suo e lo fa bene. Dopo uno spoken skit in cui Charlie parla con il se stesso bambino, l’ultimo episodio cantato con Elisa e Madame, molto sanremese ma anche synth-friendly, gradevole. In chiusura, l’altro vero pezzo forte, intitolato Grazie. Sembra di sentire i titoli di coda di un film di Tornatore con gli archi di Ennio Morricone, Charlie che diventa direttore d’orchestra e Maestro compositore. Complessivamente, tanta tanta roba. Funziona.
Infine Mecna. Il cantante e grafico pugliese torna con Discordia, armonia e altri stati d’animo. Premetto che il pop-rap non è mai stato tra i miei generi preferiti, ma ammetto che Mecna, specialmente nella seconda parte del disco, registra un gran bel prodotto. L’amore è un po’ ovunque (e dopo dieci anni di carriera ha anche un po’ stancato), ma quando il sound diventa intrigante e gli argomenti iniziano a variare, tutto cambia. Sicuramente da notare A ciel sereno, traccia dal testo incredibile in cui Mecna racconta le vicissitudini di un aborto spontaneo prima e della nascita del figlio poi. Simile a Buonanotte di Ernia nei contenuti ma non nel sound, ma davvero notevole ed emozionante. Interessanti anche Alfabeto e Terapia ft. Prima stanza a destra. Un ottimo prodotto. (E grandiosa l’artwork, tanto per cambiare).

