Fake tutto – rigirare (malissimo) le frittate

Fake tutto – rigirare (malissimo) le frittate

#6 Croonache

Lo ammetto, un altro articolo della serie Croonache & politics in così poco tempo non era assolutamente previsto. Ma il magico mondo della stampa italiana, a braccetto, come spesso accade, con la peggiore politica, ha dato vita a un episodio indubbiamente non nuovo ma meritevole di più di qualche considerazione. Del resto, è proprio quando pensi che non possa fare più luce di mezzogiorno che scoppia la bomba nucleare.

In questo caso la bomba (mediatica) l’hanno lanciata praticamente in contemporanea tutti i giornali italiani (fatta eccezione del Fatto Quotidiano e del Manifesto). Lo scoop sarebbe che la Cassazione, in un’ipotetica sentenza, avrebbe escluso ogni rapporto tra Berlusconi e Dell’Utri e Cosa nostra. E nel momento in cui, all’unisono, Repubblica, Corriere, Giornale, Libero, Foglio e Tempo danno la notizia, si rischia pure di pensare che questa possa essere vera. Poi però ci pensi un attimo e realizzi che c’è già una sentenza passata in giudicato, confermata dalla stessa Cassazione, con cui Dell’Utri è stato condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e nelle cui motivazioni si legge, peraltro, la testimonianza della connivenza anche del Berlusconi, che “dal 1974 al 1992 versava cospicue somme di danaro all’organizzazione mafiosa per ottenere protezione” con la mediazione, proprio, di Marcello Dell’Utri. E allora cosa dicono? Cosa c’è di vero? Assolutamente un cazzo. Era necessario precisarlo? Forse sì, visto che tutti i giornaloni di cui sopra, portatori sani di fake news al soldo della famiglia Berlusconi o semplicemente dei click sul titolone, vantano (purtroppo) un numero milionario di lettori giornalieri. “Non sei informato se non ti leggi il giornale, e se lo leggi sei informato male”, frase di Marracash che può suonare banale ma che banale non è per nulla. Non a caso, una buona percentuale di Quelli che non pensano (che guarda caso è il titolo della canzone citata supra) si è precipitata a condividere e repostare la grande notizia, dimostrando di non riuscire a smentire mai lo stereotipo dell’elettore di destra analfabeta funzionale. Amen.

La sentenza in questione, nel mondo reale, era inerente al sequestro dei beni di Dell’Utri chiesto dal PM di Palermo, tra cui si annoverano i 30 milioni donati da Berlusconi per via testamentaria, nell’ambito della nuova indagine sulla Strage di via D’Amelio in cui Dell’Utri risulta attualmente indagato. Il sequestro è stato negato dalla Corte d’appello e dalla Cassazione in quanto, ragionevolmente, quei soldi e quei beni sono di provenienza accertata e non mafiosa, dato che né Berlusconi né dell’Utri sono stati imputati o condannati per riciclaggio. Anche perché, nel caso contrario, Berlusconi sarebbe finito dentro prima della sua morte, e magari addirittura prima della sua discesa in politica. La situazione rimane tuttavia ben lontana da una totale assoluzione post mortem di Berlusconi per i suoi legami con la mafia, visto che il patto con i boss Bontade e Teresi del 1974 è agli atti del processo Dell’Utri ampiamente passato in giudicato e con condanna ampiamente scontata.

Tornando sull’argomento stampa, è interessante notare la celerità con cui tutti i giornali si siano immediatamente precipitati nell’annunciare lo scoop senza constatare la veridicità di ciò che stavano pubblicando. I giornali di destra hanno chiaramente agito con dolo e astuzia comunicativa (consapevoli della perspicacia non brillante dei propri lettori), ma quelli liberal-sinistri, tra cui solo uno si è corretto ex post, che figura ci hanno fatto? Nessuna, tanto ormai la regola base del giornalismo italiano è quella saggiamente descritta da Ernia: “meglio mentire primi che dir la verità per secondo”. In ogni caso, poi puoi auto correggerti, come ha fatto Lirio Abbate su Repubblica parlando di “sentenza che non c’è”. Lo si apprezza, Deo gratias.

P.s. il problema con cui presto dovremo fare i conti è che la soglia dell’attenzione del cittadino moderno si limita ai cinque secondi utili per leggere il titolo immediato dello scoop, e con gli scoop soli si creerà il consenso politico perché nessuno avrà più voglia o capacità di approfondire per più di quei cinque secondi.

*l’immagine degli articoli è di proprietà del Fatto Quotidiano, la riporto per contestualizzare

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