Disgustoween

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#3 Croonsociology

Desidero fare una premessa: questo articolo non va letto come un’obiezione di coscienza cattolica o qualcosa di simile, giacché chi scrive e la Chiesa hanno gli stessi punti d’incontro di due rette parallele. Si tratta solo di una mera, breve riflessione sull’ostentazione del cattivo gusto. Il focus, se non si fosse capito, ricade sulla festa celtica d’adozione anglo-americana di Halloween.

Gli americani, come noto, portano avanti una specie di usanza: trasformare in immondizia qualsiasi tradizione storica o culturale. Quella che per i paesi dell’Europa continentale fu la festa dei morti, e secoli prima, per le popolazioni nordiche celtiche, il Samhain (ossia il giorno simbolico di comunicazione tra regno dei vivi e regno dei morti), oggi possiede un solo nome quasi universale per l’intero mondo occidentale, che ben conosciamo.

Non è tanto il simbolismo legato ad Halloween a rappresentare un problema e neppure i travestimenti o le decorazioni che la caratterizzano. A mio avviso, il problema sociologico sta nella tendenza, potenziata esponenzialmente dalla crescita dei social network, ad associare impudicizia e gusto del macabro. E a promuovere un’ostentazione, in particolare del corpo femminile, ipersessualizzata e associata all’estetica della violenza. Non siamo certo qui a fare i moralisti o a smacchiare i giaguari, ma penso sia comprensibile che scrollare il feed di Instagram la sera del 31 ottobre e ammirare centinaia di tette e culi colorati con sangue finto e cicatrici disegnate, succinti in abiti scollati e scosciati quasi invisibili, risulti più imbarazzante che eccitante.

Ma perché i vecchi travestimenti (tipo streghe, stregoni, fantasmi, spiriti o, che ne so, la zucca supersexy e la scheda elettorale di How I met your mother) non vanno più di moda? Perché l’associazione tra macabro e sexy ha fatto trend, e una ragazza svestita conciata come se fosse stata accoltellata un minuto prima può fare anche 10.000 like, magari postando la suddetta foto in coppia con il fidanzato che porta in mano un bel coltello insanguinato. Che cosa simpatica! Se in Italia ogni anno non si verificassero tra i 100 e i 130 femminicidi, di cui il 38% con armi da taglio. Credo che questo dato sia sufficiente a far comprendere il senso delle mie parole.

E’ stato detto tanto, ad esempio, contro i testi misogini del rap, anche dalla politica, e qualcosa è sicuramente cambiato in meglio da quel punto di vista (anche se non era così importante), ma perché nessuno dice nulla sull’esibizionismo sui social della violenza in generale, della violenza sulle donne e quindi anche dei macabri travestimenti di cui sopra? Semplice: perché paga bene. E perché gli americani ci hanno insegnato non solo a trasformare le tradizioni in pattume, ma anche a metterle a reddito. Ad Halloween, ormai da tanti anni, si va a costosissime serate in discoteca a tema, che hanno il solo fine di permettere alle ragazze di esibire la loro beltà triviale insanguinata e ai maschi di sbavare su questa specie di nuova sfrontata tipologia di bellezza, riempiendo le tasche ai PR e ai proprietari dei locali.

Qualcuno potrà dirmi che è “un’espressione di creatività”, o che è “come il cinema”, ma rimango personalmente dell’idea che se fosse cinema sarebbe un film di merda e se fosse creatività sarebbe comunque di pessimo gusto. Perché c’è sempre un messaggio intrinseco nei nostri modi di esprimerci, e si deve fare in modo che questo messaggio sia positivo, specialmente quando passiamo la vita a esibire e postare. Se il messaggio è “quanto sono figa con un coltello nella scollatura” è evidente che c’è un problema.

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