#3 Crooner’s music
*edit 8/11, ho appena aggiunto tutti i link Spotify ai brani citati, per una migliore esperienza di lettura
Se esiste un linguaggio di espressione della creatività che risulta interessante almeno quanto le singole arti prese a sé, questo deve essere la tela che tesse il fil rouge che collega e fa comunicare tra loro due o più forme d’arte. La musica, specie quella cantata e quindi scritta, è stata storicamente teatro di sconfinati riferimenti culturali e di innumerevoli collegamenti con altre forme d’arte.
In questa sede mi occuperò di mettere insieme i pezzi per parlare d’arte (anche se non sono un critico e non ne capisco nulla) partendo dai riferimenti dei rapper italiani che, nonostante siano spesso tristemente additati come portatori sani di cattivi esempi ed autori di testi discutibili, sono indubbiamente gli artisti che danno il maggior tono culturale alla musica degli anni duemilaventi, con un apporto immenso di riferimenti letterari, cinematografici (affronteremo entrambi in prossimi articoli) e, per l’appunto, pittorici.
Il primo riferimento, nonché quello che mi ha donato l’idea per scrivere l’articolo, è rappato (e ovviamente scritto) da Ernia in La Bella Confusione, brano di apertura dell’omonimo album del producer Charlie Charles: “paralizzato nel sonno, sì, come il quadro di Füssli”. Il riferimento è a Incubo, tela romantico-neoclassica del pittore svizzero Henry Füssli realizzata nel 1871 e conservata al Detroit Institute of Arts, che inquadra una giovane donna che dorme con un mostro sopra la pancia che guarda lo spettatore e, nello sfondo, una testa di cavallo che affiora dalle tenebre. Ernia non è di certo un nuovo arrivato per quanto concerne il citazionismo non mainstream di altissimo livello, e riconferma le sue abilità all’interno di un brano la cui atmosfera rispecchia perfettamente il quadro. La strofa di Ernia in questo episodio è davvero da incorniciare e da studiare per chiunque voglia fare il mestiere del rap (o del cantautorato).

Passando al secondo riferimento, troviamo nuovamente Ernia ma non solo. Stiamo parlando del celeberrimo capolavoro della Guernica di Pablo Picasso (1937), ed Ernia lo cita in Bella al fine di definire la devastazione della propria situazione sentimentale dopo la fine della sua prima relazione: “lei ha dipinto con la cipria questo mio Guernica”. C’è poco da aggiungere, vista l’immediatezza con cui il rapper milanese riesce a comunicare, con una metafora sottile ma universale, il disagio di un adolescente ala fine di una storia.
Ma il riferimento alla Guernica, facendo un passo indietro di dieci anni rispetto al brano appena nominato, si nota anche nel brano Dolce Paranoia dei Club Dogo, contenuto in Vile Denaro. Il ritornello del brano, in un’atmosfera estremamente cinematografica e cupa, paragona l’ambientazione in stile Trainspotting della stanza in cui si trovano i protagonisti, in veste di tossicodipendenti in preda alla paranoia, a quella del bombardamento di Guernica interpretato dal pittore spagnolo.

Il terzo riferimento nasce dalla penna dell’artista più giovane tra quelli citati in questo articolo: stiamo parlando di Kid Yugi. Il rapper pugliese classe 2001, nel suo 64 Bars Freestyle, sponsorizzato dalla Red Bull e pubblicato lo scorso anno, tra una punchline e l’altra, in una fiocina infinita di rime potenti e ricche di riferimenti culturali, cita esplicitamente I mangiatori di patate di Vincent Van Gogh, designando una similitudine interessante: da un lato, un riferimento alla Puglia e alle sue coltivazioni di patate, e quindi un gancio d’appartenenza; dall’altro, una lettura della situazione di povertà in cui versa la sua terra, essendo le patate storicamente considerate cibo povero. La lettura improntata alla gangsta life non si smentisce con la barra successiva, che fa riferimento alla dipendenza da oppiacei di Edgar Allan Poe nei suoi ultimi anni di vita. Da sottolineare è quindi l’alto valore sociale dell’opera di Van Gogh che viene condiviso e riportato nell’interpretazione della citazione di Yugi. Non a caso quest’opera viene spessissimo allegata, nei libri di testo scolastici, alle pagine introduttive del verismo: il tema centrale è il disagio della vita dei contadini (o dei ragazzi di strada).

Quarto riferimento: ritroviamo i Club Dogo, il brano è Nato per questo, ma a scrivere e cantare la rima in questione non è uno dei tre componenti del gruppo ma il quarto ad honorem, nonché featuring della traccia, Marracash: “mangio ancora i miei figli, come il quadro di Goya”. Il riferimento, immediato, è a Saturno che divora i suoi figli, dipinto su intonaco da Francisco Goya nel 1823 e conservato al Museo del Prado di Madrid. Si tratta di un’opera terrificante, facente parte delle quattordici “pitture nere” realizzate dal pittore spagnolo sulle pareti di casa sua. La metafora di Marracash è puramente autocelebrativa, giacché indica la sua autorità e sanguinosa ferocia nei confronti dei rapper più giovani (che in Italia hanno il vizio di celebrarsi come figli artistici dei più grandi). E’ comunque da apprezzare il riferimento e tutta la strofa, caratterizzata (tanto per cambiare) da una scrittura sopraffina e ben cucita su uno dei pezzi simbolo della reunion dei Dogo.

Per concludere, l’ultimo riferimento non lo troviamo esplicitamente in un testo, ma nel titolo di una traccia, nella copertina dell’album che la include e nell’intero concept attorno a cui ruota. Stiamo parlando di Salmo, del brano L’angelo caduto e dell’album Flop. Il riferimento è, appunto, a L’angelo caduto di Alexandre Cabanel, celebre dipinto del 1847 conservato a Montpellier. Non solo il brano, dai toni riflessivi e spirituali, ma l’intero album Flop è ispirato a questo dipinto nel concept generale, ossia la star che precipita dal cielo e “floppa”, non rispetta e anzi distrugge le aspettative. Un grande riferimento, forse compreso da pochi, che ha dato vita a un grande album.


