Zohran! – Diagnosi del trionfo newyorchese di un giovane socialista

Zohran! – Diagnosi del trionfo newyorchese di un giovane socialista

#10 Croonache

Premessa: come avrà potuto facilmente intuire chiunque abbia letto almeno un paio di articoli in questo blog, chi scrive ha degli ideali politici ed economici americani la stessa stima che nutre Bersani nei confronti di Vannacci. Tuttavia, in qualche particolare occasione, i cugini d’America riescono a dimostrarci che forse si può ancora rimettere il dentifricio nel tubetto.

I cittadini newyorchesi, ieri 4 novembre, hanno eletto sindaco della Grande Mela il socialista democratico Zohran Kwame Mamdani con il 50,4% dei consensi. Mamdani è figlio di padre ugandese professore di sociologia alla Columbia University e madre indiana regista, entrambi naturalizzati americani, ed è l’esatto contrario del profilo politico in voga nel periodo che stiamo vivendo, sempre più inondato da cascate di estremismi di destra e di enormi ricchezze che bagnano fiumi di miliardari: si definisce un socialista democratico, è pro-Palestina (per questo Trump gli ha dato, ovviamente, dell’antisemita) e porta avanti un programma politico coerente, che implica il blocco dei prezzi degli affitti a NY, la riduzione (o addirittura la gratuità) dei biglietti dei mezzi pubblici, fare il possibile per ridurre il costo della vita e, soprattutto, alzare le tasse di qualche punto percentuale alle imprese miliardarie che operano a New York e ai cittadini che guadagnano più di un milione all’anno, con dei prelievi finalizzati a implementare le misure di cui sopra e a migliorare istruzione, viabilità e sicurezza.

Preso a pesci in faccia dai quartieri in cui dirige l’orchestra la fortissima mafia italoamericana, che insieme a Trump ha dato il suo appoggio nemmeno troppo celato al repubblicano Andrew Como; e dall’altra mafia, forse più forte, quella giudea, che l’ha ovviamente additato come anti-sionista e quindi cattivissimo antisemita e seguace di Hitler (nonostante molti ebrei facciano parte della sua compagine elettorale), ha conquistato la maggioranza dei consensi da solo contro (quasi) tutti. E non era facile, per un 34enne multietnico laureato in studi africani, ex musicista e appassionato di rap (come ben si evince dai suoi post spesso accompagnati dalle rime di Notorious B.I.G., Ja Rule e Warren G) e oggi sindaco di New York più giovane dal 1889. Zohran è il baluginio della giustizia sociale in un mondo di fascismi resuscitati e di capitalismo selvaggio, il nuovo seme dell’equo socialismo al comando di una città che detiene, da sola, il 3% della ricchezza mondiale. E la diagnosi del suo successo è estremamente semplice: ha promesso di dare alla gente ciò di cui ha bisogno. Che non è populismo, come blaterano tutti i giornalisti d’élite italiani quando qualche candidato politico osa promettere qualcosa alla gente comune e non a loro o ai loro amici. E’ stato sociale, giustizia e libertà. Nient’altro.

Dobbiamo sperare che i nostri progressisti prendano spunto, per una volta, da oltreoceano, e che si rendano conto che i candidati adatti ad amministrare le città in modo sociale non hanno esattamente le fattezze di Beppe Sala. Per dirne uno.

Mamdani è la prova che per fare politica di sinistra non si deve essere obbligatoriamente oversessanta affiliati ai club esclusivi radical chic di Manhattan (o dei Parioli o di Via Libertà), con la panza da commendatore stretta nelle bretelle di Federico Rampini e l’oro di un Casamonica esposto in salotto. Si può essere anche giovani, con un’idea chiara in testa e con una bici al posto dell’Audi. Basta volerlo.

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