#9 Croonache
Non si può mai affermare con certezza assoluta e inopinabile l’innocenza o la colpevolezza di un soggetto, in particolar modo quando si parla ancora di indagini, ma si può indubbiamente constatare che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Totò Vasa Vasa Cuffaro torna, dopo dieci anni esatti dalla sua scarcerazione, al centro della cronaca giudiziaria siciliana. L’ex presidente della Regione siciliana, già condannato a sette anni per favoreggiamento alla mafia, risulta oggi indagato per associazione a delinquere, truffa e turbativa d’asta nell’ambito di appalti truccati nella sanità. I PM lo accusano di essere a capo di un’associazione criminale nell’ambito di giri d’affare occulti volti a favorire imprenditori amici, e la Procura ha chiesto per lui gli arresti domiciliari. Non figura solo lui tra gli indagati, ma pure per un altro grande canalizzatore d’influenze e di potere della politica siciliana, il deputato Saverio Romano (ex DC ex PPI ex UdC oggi NoiModerati), già imputato e poi prosciolto per insufficienza di prove per concorso esterno in associazione mafiosa.
Cuffaro non fece trascorrere nemmeno un anno da quando lasciò Rebibbia promettendo un abbandono definitivo della politica con annesso ritiro umanitario in Burundi a quando ripiombò nella scena politica fondando la Nuova DC. E a Palermo il suo ritorno venne visto di buon occhio da più di qualcuno, a cominciare dai rappresentanti degli studenti di certi istituti privati cristiani del capoluogo siculo (soprattutto quello in cui Cuffaro si formò illo tempore) che, appena usciti dal liceo, risposero positivamente alla chiamata alle armi di Cuffaro e della sua neonata “scuola di politica”, che forse sarebbe stato più consono chiamare Scuola di ladri, come il film di Villaggio, Boldi e Lino Banfi. Del resto, da quando Totò è tornato in politica, i momenti demenziali non sono di certo mancati, tra un “Martin Luther Kinghi”, una festa di partito con soli invitati pregiudicati e un “I have a drink”. Alla salute!
C’è da dire che nonostante il consolidamento di una nuova fanbase, composta prevalentemente da pregiudicati e da gente che fa girare un sacco di soldi (categorie che spesso coincidono), nessuno credeva veramente che Vasa Vasa sarebbe riuscito a riconquistare la fiducia dei siciliani, eppure la regola della memoria corta e della fedina penale che fa curriculum ha colpito ancora, riconfermandosi come principio istitutivo della non-coscienza politica dell’elettorato siciliano. Oggi la Nuova DC fa parte della maggioranza all’ARS e in consiglio comunale a Palermo, perché l’elettore sa che chi si fa la galera ha diritto di reinserirsi nella società, possibilmente salendo a rappresentarlo in qualche parlamento.
Sappiamo poco della nuova inchiesta che lo coinvolge, se non che si tratta di appalti pubblici nella sanità che, secondo il Fatto Quotidiano, Vasa Vasa, Romano e altri avrebbero truccato a favore della Fondazione Giglio, capitanata da Giovanni Albano (tra le altre cose figlio del boss di Borgetto, ma mai coinvolto in faccende di mafia), la cui sorella Nuccia fu piazzata peraltro dallo stesso Cuffaro ai vertici dell’assessorato regionale alla famiglia. Il caso era stato già trattato da Sigfrido Ranucci su Report nel novembre del 2023, ma come spesso accade i magistrati arrivano con un discreto ritardo. Inoltre, i nostri eroi avrebbero truccato i concorsi per operatore socio-sanitario presso l’azienda ospedaliera pubblica di Villa Sofia, passando le tracce delle prove di concorso ad amici ed elettori. Quindi ci risiamo? Mafia, appalti e baciuzzi? Lo scopriremo. Le certezze sono solo due: che la scena politica siciliana continua a puzzare incessantemente di marcio, e che la risposta standard di ogni inquisito dell’area conservatrice, ormai trasformatasi in una sorta di tormentone comico vista la riforma della giustizia che stanno promuovendo, continuerà ad essere in eterno “ho fiducia nella magistratura”.

