Università tra comizi elettorali e influencer – saltate tutti sul Classe G!

Università tra comizi elettorali e influencer – saltate tutti sul Classe G!

Quest’articolo risulterà diverso dal solito e non sarà parte delle rubriche ordinarie del blog (per semplicità lo troverete in Croonache). Si propone semplicemente di fare alcune riflessioni su certi fenomeni sempre più in voga nell’ambito accademico, partendo da un paio di eventi di natura seminariale organizzati negli ultimi giorni presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Palermo.

Politici sempre più simili ad influencer e viceversa. L’influencer porta con sé un esercito di fan che nella maggior parte dei casi pendono dalle sue labbra, facendo invidia al miglior elettorato del peggior politico. Di contro, il politico moderno ricerca l’hype e di conseguenza fa un voto al padre eterno per ottenere il dono dell’onnipresenza, penetrando violentemente nell’ambiente protetto dell’influencer, il social network. Ma cosa si crea quando queste due categorie, politica e influencerismo, ormai divenute affini nel trarre profitto e consenso dall’ignoranza, entrano a gamba tesa nell’ambito della vita universitaria? Niente di encomiabile, e soprattutto niente di rilevante ai fini della formazione accademica o professionale degli studenti. Solo tante chiacchiere e tanto opportunismo.

Alessandro Sorrentino, in “arte” Sicitalian, è un influencer che conta più di 250mila follower. Negli ultimi mesi, con la sua comunicazione decisa dall’accento siculo marcato e dal fare spocchioso convinto, è diventato l’idolo delle attività seminariali nelle aule delle scuole superiori e delle università siciliane. Tiene seminari e convegni sull’eticità del successo, sull’imprenditoria, sull’educazione finanziaria, e questo percorso da formatore o pseudo-docente ha raggiunto il suo coronamento con il seminario sul lavoro nell’era dell’AI tenuto al DiGi UniPa il 18 novembre di quest’anno. Nelle aule ove siedono periodicamente, per tenere lezioni e seminari, luminari del diritto come Giovanni Pitruzzella, Andrea Biondi e Giovanni Fiandaca (per nominarne pochissimi), nelle stesse aule dove si sono formati Falcone e Borsellino, oggi parla ai suoi discepoli Sicitalian. Uno che parla di tutto ma che non si sa nemmeno cosa faccia nella vita. Sappiamo solo che discute di economia, di motivazione e di università, e che guida un Mercedes Classe G. Qualcuno dice che ha una società di consulenza, qualcuno dice che non è vero. Quello che conta è che Sicitalian, con la sua spocchia e il suo classe G, ha conquistato gli studenti. E che oggi è ritenuto noioso ascoltare per un’ora un professore che ha trascorso 50 anni ad approfondire la sua materia, ma è ritenuto interessante chiedere a Sicitalian su cosa investire 2000 euro, ad un seminario di educazione finanziaria, per farsi rispondere “in viaggi e in libri”. Case, auto e fogli di giornale no? Non importa. Sicitalian è un portatore sano di successo, perché ha i soldi e guida un G Wagon. Poche discussioni.

Eppure, nel mondo accademico c’è un fenomeno in ascesa di popolarità che rischia di risultare persino più grottesco dei convegni degli influencer: i comizi politici. Nel delirio di onnipresenza di cui trattavamo sopra, nell’affannosa corsa a spintoni per farsi notare e per farsi votare da quei quattro giovani che ancora ritirano la scheda elettorale, ecco che esponenti politici di spicco decidono, in accordo con le associazioni studentesche che ne rappresentano de facto le giovanili, di organizzare convegni su temi politici o giuridici presso le università. Le cronache del beneamato dipartimento di giurisprudenza palermitano vedranno prestissimo, all’inizio di dicembre, lo svolgimento di un seminario intitolato “quale futuro per la nostra terra” all’illustre presenza di Carlo Calenda e Carolina Varchi. Il primo non è certo nuovo ai giretti nelle università, anche se in passato amava praticarli quasi esclusivamente nelle private, romane e milanesi, ove studia il 90% del suo elettorato. La seconda approfitta dell’accoglienza della sua città e della sua ex università. Ma la politica dentro l’università a quale fine? Al fine di sentirci dire che la nostra terra non ha futuro da un’esponente del partito di vertice nella maggioranza dell’assemblea regionale e da quello che dovrebbe fare l’opposizione, che sbraitava imbarazzante affermando che “bisogna abolire la regione siciliana”? E’ difficile astenersi dal pensare che sia tutto molto ridicolo.

Politici sempre più simili ad influencer, finché non candideranno loro direttamente”. E stracceremo le lauree in giurisprudenza, nostre e dei nostri antenati, per far posto all’hype, al clout e alla ricerca del denaro e del consenso sociale polarizzato come unico fine dell’esistenza.

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