#2 Croonache
“The government of laws, not of men”. Non è uno slogan politico da campagna elettorale, ma il motto fondamentale su cui si fonda la Rule of law di A.V. Dicey, la teoria madre da cui nascono le fondamenta dello stato di diritto. A Palermo – ed è sotto gli occhi di tutti coloro che la abitano – lo Stato di diritto non ha mai attecchito. Se il primo principio di Dicey statuisce che nessuno, neppure il sovrano, può essere al di sopra della legge, il primo principio del palermitano asserisce per fatti concludenti che per essere al di sopra della legge basta ben poco: ricoprire una qualsiasi carica da (dis)onorevole, avere un amico che ricopre la suddetta carica o avere una pistola.
Di pistole se ne è ampiamente parlato ieri, anche su questo blog, in seguito all’omicidio del 21enne Paolo Taormina, ennesimo capitolo di una saga di malavita, degrado e criminalità disorganizzata che sembra non aver mai fine. Ma degli onorevoli e delle loro responsabilità ancora non si è parlato abbastanza. Roberto Lagalla, che ricopre la carica (ormai quasi simbolica) di sindaco della sventurata città tutto-porto, avrà forse pensato alla teoria di Dicey quando, nel replicare alla rabbia della madre della vittima nei confronti delle istituzioni durante la manifestazione per la sicurezza in città (cui il sindaco ha partecipato con una luccicantissima faccia di bronzo), ha dichiarato animatamente “signora, non siamo noi che ci dobbiamo pensare”. Dichiarazione che risulta, peraltro, in perfetta continuità con le magnifiche esternazioni che erano già state fatte dal Lagalla al Giornale di Sicilia la stessa mattina della strage: “Palermo è sicura, abbiamo aumentato i controlli”. Certo. Come sputare in aria e dire che piove. Sputo che sarebbe già sufficiente ad allagare le strade.
Ebbene, per quanto riguarda la risposta alla povera signora, indubbiamente, il signor sindaco ha ragione, il governo è della legge, non degli uomini. Ma l’uomo sindaco, che ricopre la carica pubblica apicale di un comune, che è un ente istituito e garantito dalla Costituzione (Art. 114), che ha competenze regolamentari (Art. 117) e il comando delle funzioni amministrative (Art. 118) nell’esercizio delle sue funzioni cosa ha fatto, o meglio, cosa non ha fatto per ridurre gli episodi criminali e implementare la sicurezza cittadina? Non ha mai sollecitato la convocazione del Comitato Provinciale per l’ordine e per la pubblica sicurezza, non ha sollecitato il prefetto ad attivare pattugliamenti straordinari negli orari notturni, non ha emesso alcuna ordinanza per limitare gli orari di apertura dei locali nelle zone più a rischio e non ha pattuito un intervento speciale delle forze armate con il ministero dell’Interno. Possiamo limitarci a suggerirgli un ripasso dell’Art. 54 del Testo Unico Enti Locali. Allora, constatando che il sindaco in quanto autorità locale di pubblica sicurezza qualche potere di regolamentazione e di iniziativa lo ha, dovrebbe celermente decidere (e magari anche informare i cittadini) su quali siano le sue intenzioni: continuare a sgovernare o finalmente governare?
Sia chiaro che le responsabilità sono condivise, giacché il prefetto rappresenta in quasi tutte le norme del Testo Unico Enti Locali il tramite tra i sindaci e il Ministero dell’Interno. Il prefetto Mariani, in accordo con il questore Calvino, si è limitato a fare manganellare i ragazzi che hanno protestato contro lo scempio da circo della fiera dell’esercito a Piazza Castelnuovo e a riempire le strade della città di forze armate durante il giorno, come se fossimo prossimi allo scoppio di una guerra mondiale, salvo poi lasciare tutte le vie sguarnite di controllo nelle ore notturne. Insomma, anche l’eccelso prefetto è un grande sostenitore della Rule of Lawgall: nessuno è al di sopra della legge, ma se hai una pistola sei al di sopra del sindaco e del prefetto che, miseri, non hanno alcun controllo su questi episodi. Mi chiedo, a questo punto e ragionevolmente per entrambi i soggetti, se la parola “dimissioni” sia stata cancellata dalla Treccani.

