#13 Croonache
Conosciamo bene la condizione politica ed economica italiana odierna e sappiamo quanto sia assimilabile a quella di un nobile decaduto che campa di rendite da fame pur fregiandosi ancora dei titoli e illudendosi di aver creato qualcosa di fruttuoso al di fuori dei mandarini ereditati.
La domanda più beffarda (e forse anche un po’ inutile) che possiamo porci a riguardo è la seguente: come sarebbe oggi l’Italia se la situazione politica ed economica si fosse fermata al 1984? L’anno in cui, per intenderci, eravamo la quarta potenza industriale mondiale, Bettino Craxi era il presidente del consiglio e teneva le redini del paese e del Pentapartito che lo governava già da tre anni e il primo Vacanze di natale era appena uscito al cinema. E’ chiaro che i “se solo fosse andata così” e i “come sarebbe stato se…” possono essere fondati solo su stime approssimative, giacché se formuliamo queste ipotesi significa necessariamente che nella realtà (purtroppo) le cose non sono andate come auspicavamo. Sicché ho sottoposto la fatidica domanda alla più grande magistra di stime approssimative più o meno realistiche e di invenzione di dati “tratti dalla realtà”: la carissima intelligenza artificiale.
Definiamo questo contesto immaginario: la situazione politica si cristallizza, con il Pentapartito che continua a governare nelle sue diverse coalizioni e configurazioni e che diviene un sistema semipermanente, come è accaduto con la CDU (Christlich-Demokratische Union) tedesca. Di Pietro si occupa d’altro e non incontra mai gli agenti americani, Mani Pulite non scoppia, Berlusconi non entra in politica, non c’è crollo dei partiti storici né frammentazione (che scenario incredibile, potrei innamorarmi). Continuano le riforme, nella direzione imboccata da Craxi dall’83 in poi, e proliferano gli accordi economici con tutti gli schieramenti globali, dalla Russia agli Stati Uniti, fino alla Libia.
L’AI inizia la dissertazione dal settore industriale, e ci dice che “la FIAT non viene schiacciata dalle crisi e rimane un colosso nazionale, espandendosi potenzialmente in modo simile alla Volkswagen in Germania”. E ancora“senza la stagione delle privatizzazioni degli anni 90 il sistema bancario rimane più regolato e meno esposto ai mercati globali” con “Milano che diventa un principale hub finanziario europeo, secondo solo a Londra e Francoforte. Ruolo fondamentale del non smantellato Istituto per la Ricostruzione Industriale”. Ci dice qualcosa anche per quanto riguarda la moda e la cultura di massa: “crescita dello stile italiano internazionale nel design e della moda italiana con meno conflitto culturale”, quindi, per farla breve, con meno impatto culturale delle cagate americane.
Sul piano della politica comunitaria, l’IA è netta:“il pentapartito europeista, senza la crisi del 1992 dovuta alle inchieste politiche e al conseguente debito pubblico impazzito, con la perdita di valore della lira del 30%, avrebbe firmato per entrare nell’Euro nel 1999, con un cambio sicuramente molto favorevole (il contrario di ciò che è accaduto nella realtà)”. Infine, tanto per gradire, “potenza industriale n. 3 in Europa, in uno scenario realistico, con un PIL pro capite pari o superiore a quello francese e un ruolo forte nel Mediterraneo come hub energetico e commerciale”.
A questo punto, ho provato a trasportare la discussione su un piano di stima ancora più approssimativo ma più pratico e diretto, come parametro per sondare l’ipotetica concreta situazione dell’economia in questo sfavillante multiverso italico. Ho chiesto “quale sarebbe, dato tutto ciò che hai calcolato, lo stipendio medio lordo degli italiani oggi?” “Dai 4.300 ai 4.800 euro lordi al mese”. Sta minchia! Scusate il francesismo ma, qualora non doveste saperlo, lo stipendio medio lordo italiano, nel mondo tristemente vero di oggi, ammonta a circa 1800 euro al mese. Chiedo una stima pessimistica, con criteri diversi, e risponde “3.500-3.900 lordi”. Non ci giriamo intorno, è comunque tantissimo e la differenza con la situazione attuale vera è di dimensioni serie.
E’ chiaro che tutte quelle che abbiamo citato sono delle stime. Ma è anche vero che, dal margine di affidabilità (non alto) che possiamo attribuirgli, emerge un unico messaggio: la strada da percorrere per ricominciare a crescere è quella già battuta da Bettino Craxi e dal Pentapartito, da Visentini Ministro delle Finanze e da Romita Ministro della Programmazione economica. Ed è qui che realizzi, con una lunga risata amara, che allo stato attuale il ministro dello Sviluppo economico (che oggi si chiama “delle imprese e del Made in Italy”) è Adolfo Urso, uno che non sa nemmeno parlare e il cui unico merito è quello di essere diventato un cavallo di battaglia di Maurizio Crozza.
Oggi la situazione reale è che la sinistra non riconosce la grandezza dei socialisti, e Craxi viene commemorato solo da Forza Italia, che è la forza politica che ha principalmente contribuito a distruggere l’Italia che Craxi stesso aveva costruito, certamente in concorso con il PD e con tutte le sue declinazioni botaniche (Ulivo, Margherita, Girasoli appassiti ecc.). Visto che è tutto un controsenso, non è peccato rifugiarsi nei sogni di rinascita del socialismo dialogante italiano, o nelle lancette ferme di un orologio dei primi anni 80 che funzionino da macchina del tempo per tornare, almeno con la mente, a quando si stava meglio senza stare peggio. Anche se la grande Italia degli anni ‘80, delle Alfa e delle Lancia (e delle Fiat che non erano ancora scatoloni di plastica a batteria), di Cortina e di Courma, della tranquillità economica, della generosità e del benessere non tornerà più. Peccato solo che non eravamo nati.

